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Sabato 20 Febbraio 2016 00:00

 

Febbraio 2016

Mentre camminavano per la via, qualcuno gli disse: “Io ti seguirò dovunque tu andrai”. Gesù gli rispose: “Le volpi hanno delle tane e gli uccelli del cielo dei nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo”. A un altro disse: “Seguimi”. Ed egli rispose: “Permettimi prima di andare a seppellire mio padre”. Ma Gesù gli disse: “Lascia che i morti seppelliscano i loro morti, ma tu va' ad annunciare il regno di Dio”.
(Luca 9,57-60)

 

Care sorelle e cari fratelli,

dobbiamo riconoscere che Gesù ha delle reazioni un po' strane e contraddittorie: prima scoraggia un potenziale discepolo perché è troppo entusiasta e sottovaluta le difficoltà, riportandolo coi piedi per terra, poi ne manda via un altro perché è troppo prudente e non è disposto a rischiare. Possibile che non sia mai contento? Le due persone che Gesù scoraggia hanno un comportamento opposto, però hanno in comune una certa unilateralità nel proprio atteggiamento. Il primo ha capito che per seguire Gesù occorre essere disposti a buttarsi, il secondo ha capito che in discepolato richiede impegno e costanza, ma entrambi vedono solo un lato della questione. Gesù, con la sua reazione sconcertante, cerca di mostrare loro che l'aspetto che hanno compreso è sì importante, ma da solo non è sufficiente.

Anche tra di noi c'è chi assomiglia al primo candidato discepolo e chi assomiglia al secondo; i secondi sono più numerosi dei primi e forse era così già alle origini, visto che dopo i primi due si avvicina a Gesù un terzo volontario, molto simile al secondo (vv. 61-62). Ma anche la nostra reazione, come quella dei primi discepoli (sia quelli mancati che quelli riusciti), è unilaterale: tendiamo a dare importanza a un aspetto della fede, della vita cristiana, e a dimenticare gli altri, cerchiamo di far entrare l'Evangelo nei nostri schemi, di farlo corrispondere al nostro carattere invece di lasciare che sia lui a cambiare la nostra vita, a farci scoprire nuovi orizzonti e sviluppare nuove capacità.

L'Evangelo ci chiama ad aprirci al nuovo, ci offre la possibilità di intraprendere strade inesplorate, di integrare nella nostra personalità caratteristiche diverse, anche opposte a quelle che ci vengono più spontanee. Certo non ci è chiesto di diventare completi, perfetti, ma di sperimentare modi diversi di seguire Gesù, di alternare stili di fede differenti, di essere aperti a nuove esperienze nel nostro percorso di credenti. Si tratta di una richiesta esigente, ma al tempo stesso di un dono meraviglioso: il Signore, nella sua grazia ci permette di andare al di là delle nostre abitudini, di uscire dal terreno sicuro delle nostre capacità accertate, di essere coinvolti nostro malgrado nella ricchezza e nella varietà del suo regno. Sia ringraziato il Signore!

Amen. 

Daniele Bouchard 

 

Ultimo aggiornamento Sabato 20 Febbraio 2016 11:43
 
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