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Giovedì 21 Febbraio 2019 00:00

Febbraio 2019

Gesù disse: “Mostratemi un denaro: di chi porta l’effigie e l’iscrizione?” Essi dissero: “Di Cesare”. Ed egli a loro: “Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”. (Luca 20,24-25)

Care sorelle e cari fratelli,

Gesù con, questa famosa frase, ha indicato la necessità del rispetto per la dimensione sociopolitico- economica della società ma ha al tempo stesso sottolineato come dedicare a Dio ciò che gli appartiene sia la cosa essenziale. Ma cosa appartiene a Dio? Come l’effigie dell’imperatore romano riportata sul denaro indica che esso appartiene a Cesare, così l’immagine di Dio a cui è stato creato l’essere umano indica che esso appartiene a Dio. Restituire a Dio ciò che gli appartiene significa dunque restituire all’essere umano il suo carattere di creatura di Dio, significa rispettare l’immagine di Dio che è in lui. Questo comporta innanzitutto dedicare la propria vita di credenti a Colui che ci ha creati e create a propria immagine e in secondo luogo impegnarci affinché il Creatore sia rispettato attraverso il rispetto della dignità e dei diritti di ogni creatura su questa terra.

Questa lettura del famoso detto di Gesù illustra bene l’atteggiamento dei valdesi verso l’autorità: una tendenziale fedeltà ad essa salvo, quando diventa necessario, difendere se stessi e gli altri dagli abusi dei suoi rappresentanti. La festa del 17 febbraio rappresenta efficacemente questo atteggiamento: ogni volta che i valdesi possono riconoscere che l’autorità civile sta svolgendo il proprio compito, che consiste tra l’altro nel riconoscere e far rispettare il valore di tutti i sudditi o i cittadini (a seconda delle epoche) e di tutelare i loro diritti, sono felici di farlo. E’ quanto è accaduto nel Regno di Sardegna, poi Regno d’Italia dopo il 17 febbraio 1848, ma anche, dopo il 1946, nella Repubblica italiana. Quando invece il comportamento delle autorità non rende possibile ai valdesi di sottomettervisi, essi, a malincuore, disubbidiscono, come hanno fatto quando il duca di Savoia li perseguitava, scegliendo di difendersi, ma anche quando il Regno d’Italia ha perseguitato gli ebrei, impegnandosi per salvarne quanti possibile, o quando, l’8 settembre del 1943, lo Stato ha abdicato alle proprie funzioni e molti valdesi hanno scelto di partecipare alla Resistenza.

Per la maggior parte del tempo i valdesi si sono comportati da bravi sudditi, o cittadini, impegnandosi al tempo stesso per il miglioramento di ciò che nelle istituzioni non funzionava a dovere. Così nel ‘700 i nostri antenati si sono difesi con tenacia e determinazione dalle vessazioni e dai soprusi cui erano sottoposti, sottolineando al tempo stesso il proprio ossequio alle autorità. Analogamente, dopo la seconda guerra mondiale ci siamo impegnati per l’applicazione dell’art. 8 della Costituzione giungendo, dopo quasi quarant’anni di lotte, alla firma della prima intesa tra lo Stato italiano e una confessione religiosa diversa da quella cattolica, aprendo così la strada alle intese di tutte le altre realtà religiose presenti in Italia. Dalle scuole agli ospedali conduciamo una lotta di lunga durata per l’effettiva libertà religiosa nel nostro Paese. Siamo impegnati e impegnate per la difesa delle minoranze (per ragioni di lingua, di orientamento sessuale o qualunque altra) per il rispetto dei diritti dell’individuo (dalla nascita fino alla morte) per l’accoglienza dei rifugiati (che provengano dalla Dalmazia, dal Cile, dalla Siria o da qualunque altro luogo).

Mentre proseguiamo con convinzione su questa strada, è necessario ricordare – a noi stessi come agli altri – che la nostra azione è fondata sull’insegnamento del nostro Maestro, Figlio del Dio che ha creato ogni essere umano a propria immagine, che il nostro impegno è la risposta alla chiamata a dedicare a Dio la nostra esistenza. Fortunatamente ci ritroviamo con numerosi compagni di strada che condividono con noi alcuni o molti obiettivi sulla base di motivazioni diverse; questa collaborazione è preziosa e da coltivare, ma non deve mai portarci a perdere il senso della nostra specificità. Noi agiamo laicamente nella società perché rendiamo a Cesare quel che è di Cesare, ma noi apparteniamo a Dio.

Amen

Daniele Bouchard

Ultimo aggiornamento Giovedì 21 Febbraio 2019 13:00
 
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