Dopo che Davide ebbe fatto il censimento del popolo, provò un rimorso al cuore, e disse al SIGNORE: «Ho gravemente peccato in quel che ho fatto; ma ora, o SIGNORE, perdona l'iniquità del tuo servo, perché ho agito con grande stoltezza». (2 Samuele 24,10)
Care sorelle e cari fratelli,
il capitolo 24 del secondo libro di Samuele ci racconta del peccato e del pentimento di Davide. Indire un censimento era un atto sgradito a Dio perché, mettendo le basi per l’imposizione di tasse e per la leva militare, rappresentava un consolidamento del potere del re sul popolo; inoltre, veniva attuato con metodi invasivi e violenti. Terminato il censimento, Davide si rende conto degli effetti della sua decisione, viene colto dal rimorso, chiede perdono a Dio e riconosce la gravità della propria colpa accettando la punizione che Dio gli infligge. Dopo di che Davide si trova davanti Dio stesso, che sta mettendo in atto la sua punizione attraverso un massacro tra il popolo, e gli ripete la propria confessione di peccato, assumendosi personalmente la responsabilità di quanto è accaduto. A questo punto Dio concede il perdono a Davide, il quale gli esprime la propria riconoscenza.
Ma questo stesso racconto può essere letto anche come la storia della rabbia, della violenza e del pentimento di Dio. Dio è arrabbiato col popolo fin dall’inizio del racconto; non ne conosciamo il motivo, dobbiamo prendere atto che non sempre possiamo comprendere il motivo per cui Dio è adirato. In preda alla rabbia, Dio incita Davide a indire il censimento, alzando così il livello del conflitto. Ci turba questo comportamento di Dio, ci piacerebbe che agisse in ogni circostanza per superare il conflitto che ha con noi, ma la Scrittura ci dice che non è sempre così. Dopo l’esecuzione del censimento, Dio punisce, assai duramente, il popolo: lo colpisce con tre giorni di peste, che fanno morire un gran numero di israeliti. A questo punto avviene in Dio un cambiamento, un’evoluzione emotiva dalla rabbia verso la compassione: turbato dalla violenza che lui stesso ha messo in atto, Dio si pente e interrompe il flagello alla fine del primo giorno. E’ qui che avviene l’incontro con Davide, al tempo stesso incontro tra il Giudice e il penitente e incontro tra il Vendicatore e la sua vittima. Dio recepisce lo stato d’animo di Davide, lo accoglie e fa cessare definitivamente la peste. L’incontro tra il pentimento di Davide e il pentimento di Dio rende possibile la riconciliazione tra i due.
Tra le due letture del testo che vi ho proposto c’è una stretta corrispondenza. L’Evangelo che il brano ci annuncia è che noi possiamo pentirci perché Dio stesso sa pentirsi, accetta la nostra richiesta di perdono perché conosce per esperienza cosa significa pentirsi. Dio e noi ci rafforziamo reciprocamente nella capacità di pentirci, di chiedere perdono e di perdonare. Dio impedisce che la relazione conflittuale tra noi e lui rimanga prigioniera della violenza e della ritorsione. Con dolore, con fatica, con il tempo necessario, il momento critico può essere superato e la relazione positiva può riprendere il suo corso. Noi veniamo cambiati da questo processo, ma anche Dio muta attraverso di esso; entrambi cresciamo e diventiamo capaci di un incontro più profondo, più empatico, più amorevole. La relazione d’amore tra Dio e noi diventa realtà.
Sia ringraziato il Dio di Davide, il Dio di Gesù Cristo, il nostro Dio! Amen.
Daniele Bouchard
