Ricordati del giorno del riposo per santificarlo (Esodo 20,8)

Per sei anni seminerai il tuo campo, per sei anni poterai la tua vigna e ne raccoglierai i frutti,ma il settimo anno sarà un sabato, un riposo completo per la terra, un sabato in onore del Signore. (Levitico 25,3-4)


Care sorelle e cari fratelli,

il comandamento del sabato afferma che il tempo, nel quale ci è dato di vivere, è un dono di Dio e a lui appartiene. La settimana è una scansione del tempo che Dio stesso ha stabilito creando il mondo in sei giorni e compiendo la sua opera, attraverso il riposo, il settimo giorno. La concezione moderna del tempo è molto lontana da quella biblica: noi consideriamo il tempo come una risorsa a nostra disposizione e sotto il nostro controllo.

Il comandamento dell’anno sabbatico estende la stessa idea ai tempi più lunghi, le settimane di anni, e afferma che, come il tempo, anche lo spazio nel quale viviamo è un dono di Dio; la terra appartiene al suo Creatore. A partire dalla nascita dell’agricoltura la specie umana ha cominciato a considerare la terra come una risorsa a propria disposizione e con l’agricoltura intensiva, l’espansione delle città e la cementificazione del territorio si è messa a sfruttarla sconsideratamente. Entrambi i brani ci ricordano inoltre che non siamo gli unici ad abitare lo spazio e il tempo. Ci sono innanzitutto i nostri simili (i familiari, i collaboratori, gli ospiti) ma anche le altre specie (che devono essere messe in condizione di rispettare il sabato e trovano nutrimento anche durante l’anno sabbatico).

Il comandamento ci ordina di ricordarci del sabato. Questo significa innanzitutto rispettare lo spirito del sabato riconoscendo, tra le altre cose, lo sfruttamento della terra e delle altre specie come peccato e denunciando le forme più gravi di questo sfruttamento impegnandoci per porvi fine. Rispettare lo spirito del sabato implica un impegno concreto per la salvaguardia dell’ambiente.

Ma occorre anche rispettare il comandamento del sabato nella sua concretezza. Come all’agricoltore è richiesto di non lavorare il settimo giorno, rinunciando così a una parte dei prodotti che potrebbe ricavare dalla terra, a tutte e tutti noi è richiesto di rinunciare a una parte di quello che possiamo ricavare dallo sfruttamento del creato. Questo significa per es. consumare di meno (cominciando dalla rinuncia ai prodotti più inquinanti), utilizzare gli oggetti il più a lungo possibile, ripararli (anche quando acquistarne uno nuovo è più comodo o economico), riciclare tutto il possibile (anche quando ci dicono che costa di più; i costi dello smaltimento dei rifiuti non vengono mai conteggiati), preferire gli oggetti prodotti con materie prime rinnovabili (anche se son più cari o meno efficienti), ecc.

Infine, credo che siamo chiamati anche a rispettare la lettera del comandamento del sabato. Compiamo ogni settimana, nel giorno più funzionale, ma possibilmente sempre lo stesso, per mantenere la cadenza settimanale, un’azione che simboleggi il nostro rispetto per il creato di Dio. Ad esempio piantiamo un albero, puliamo un pezzo di bosco o di spiaggia o del letto di un fiume, salviamo un animale in pericolo. Analogamente, ogni sette anni dovremmo compiere un’azione dello stesso tipo ma più in grande stile.

Benedetto sia il settimo giorno, nel quale il Creatore del tempo e della terra si riposò e che ci comanda di rispettare! Amen.

Daniele Bouchard