Settembre 2022
Il Signore disse a Mosè: Domattina sarete saziati di pane
e conoscerete che io sono il Signore, il vostro Dio. (Esodo 16,11-12)
Care sorelle e cari fratelli,
liberando il popolo d’Israele dalla schiavitù d’Egitto, il Signore gli ha fatto un dono grande e difficile: la libertà. Così, poco dopo la liberazione, trova un modo per preparare il popolo a vivere nella nuova condizione di uomini e donne libere, istituendo quella che chiamerei “la formazione della manna” (il racconto occupa tutto il cap. 16 dell’Esodo). Mi pare di poter identificare tre principi dietro alla pedagogia che il Signore mette in atto nei confronti del suo popolo.
1. Il limite. Essere liberi non significa poter fare tutto. Ora che il popolo non ha più i pesanti limiti postigli dai padroni egiziani deve imparare a fare i conti coi propri limiti come con quelli della realtà esterna. Così Il Signore manda cibo in abbondanza per tutti ma proibisce di accumularne: chi avrà preso più della manna necessaria ai membri della sua famiglia per nutrirsi e la conserverà fino al giorno successivo la vedrà imputridire e fare i vermi.
2. L’egualitarismo. Il limite di manna che può essere raccolta è lo stesso per tutte e tutti, ma tenendo conto di quante bocche ci sono da nutrire: ciascuna/o potrà raccogliere un omer di manna per ogni membro della propria famiglia. “Chi ne aveva raccolta molta non ne ebbe in eccesso e chi ne aveva raccolta poca non gliene mancava” (v. 18). Così il popolo imparava che la libertà collettiva implica riconoscere che ogni persona ha lo stesso valore.
3. La fiducia nei confronti di Dio. Ciò che è essenziale per vivere è fornito da Dio giorno per giorno, ed è proibito conservarne per il giorno dopo: così il popolo d’Israele ha imparato a mettere l’indomani nelle mani di Dio. La vita libera è pericolosa, non ci sono garanzie, occorre essere pronti a correre ogni sorta di rischi. Ma è proprio questa pericolosità che rende possibile imparare ad avere fiducia in Dio. La vita da esseri liberi è basata sulla fiducia e, a posteriori, sulla gratitudine perché anche oggi Dio ci ha mandato la manna.
Quando il popolo entrerà nella Terra promessa la manna cesserà. La “formazione della manna” durerà per i lunghi anni di peregrinazioni nel deserto, una volta arrivato a destinazione i popolo dovrà confrontarsi con la vita reale, assumendosene le relative responsabilità e correndo i relativi rischi. Hanno imparato la lezione? Sì, ma questo non impedirà loro di commettere una lunga serie di errori.
La “formazione della manna” non era destinata soltanto alle generazioni antiche. Il capitolo 16 dell’Esodo ci è stato tramandato affinché anche noi imparassimo la lezione. Tra i tanti possibili, farò tre esempi di come si può mettere a frutto nel nostro mondo la lezione della manna.
a) Le risorse naturali sono limitate ed è necessario individuare la dose giornaliera da non superare. La difficoltà sta nel fatto che chi prendeva più di un omer a testa di manna la vedeva fare i vermi già la mattina seguente, mentre l’effetto devastante dell’abuso delle risorse naturali si nota solo dopo molti anni, talvolta dopo secoli. Così accade che il consumo smodato da parte di alcuni gruppi umani lasci altri senza cibo, acqua potabile, cure mediche ecc., esaurisca le risorse e distrugga l’ambiente. Se avessimo imparato la lezione della manna non avremmo creato un sistema mondiale iniquo, non avremmo consumato in pochi secoli materie prime preziose e non avremmo alterato il clima. Molta parte del danno fatto non è più recuperabile ma siamo ancora in tempo per imparare ad essere parsimoniosi ed equi e a riporre la nostra fiducia in Dio invece che in noi stessi (individualmente o collettivamente).
b) La vita di ciascuna e ciascuno di noi ha una quantità limitata di possibilità. La scienza ci ha permesso di aumentarle un pochino, per es. allungando la vita media di chi vive nei paesi ricchi, ma dobbiamo smettere di immaginare di poter estendere all’infinito le possibilità dell’essere umano. La storia della manna ci insegna a riconoscere che il nostro corpo, la nostra mente, la nostra psiche hanno delle possibilità meravigliose ma limitate. E ci chiama a smettere di sottrarre possibilità ai nostri simili per aumentare le nostre (come abbiamo fatto ad es. accumulando i vaccini nei paesi ricchi). Infine la lezione della manna ci chiama a tornare a riporre la nostra fiducia in Dio anche di fronte alla malattia; usufruire delle cure mediche non ci impedisce di pregare per la guarigione di chi è malato.
c) Uno dei doni più meravigliosi che il Signore ci ha dato sono le relazioni con le persone, ma anche queste vanno gestite con misura: non più di un omer di incontri al giorno, altrimenti imputridiscono. La storia della manna ci insegna a cercare la qualità degli incontri con le persone, non la loro quantità, ad essere disponibili anche nei confronti di persone diverse dalle solite che frequentiamo e a riconoscere la presenza di Dio in ogni incontro che ci è dato di vivere.
Le situazioni in cui ci rendiamo conto di quanto è difficile usare bene la libertà che il Signore ci ha dato sono innumerevoli. Di fronte a ciascuna di esse possiamo rileggere la storia della manna per imparare sempre meglio a vivere secondo quello che il Signore ci ha voluto insegnare, grati a Colui che ci libera sempre di nuovo da ogni schiavitù.
Amen.
Daniele Bouchard
