Febbraio 2023  

 

Il SIGNORE, il vostro Dio, è il Dio degli dèi, il Signore dei signori, il Dio grande, forte e tremendo, che non ha riguardi personali e non accetta regali, che fa giustizia all'orfano e alla vedova, che ama lo straniero e gli dà pane e vestito. Amate dunque lo straniero, poiché anche voi foste stranieri nel paese d'Egitto. (Deuteronomio 10,17-19)


Care sorelle e cari fratelli,

questo testo biblico contiene una presentazione di Dio: il Signore, il nostro Dio è il Dio sommo, il Signore massimo, è grande, forte e tremendo. E’ anche incorruttibile, nel senso che non tollera vie facili che ci risparmino il confronto a tu per tu con lui, né transige rispetto alle proprie esigenze di giustizia. Fa giustizia ai più deboli, alle vittime, alle persone e ai gruppi emarginati. Il “Dio degli dei” non si fa problema ad abbassarsi per entrare in relazione coi minimi di questa terra. Del resto è il nostro Dio, è un Dio che ha scelto di essere in relazione.

Ma il culmine di questa presentazione è l’affermazione che il nostro Dio ama lo straniero, la straniera e se ne prende cura. Ne consegue il comandamento: “amate lo straniero”. Badate bene, il testo non dice accogliete lo straniero, né difendete i suoi diritti, bensì amatelo. L’amore include l’accoglienza e la difesa, ma implica anche apprezzamento, sentimento, coinvolgimento e molto altro.

Viene da chiedersi come mai la relazione con la persona straniera è così importante per la relazione con Dio. Il testo motiva esplicitamente: “perché anche voi foste stranieri nel paese d’Egitto”. Riconoscete la vostra storia nella persona straniera, che in lei c’è una parte di voi, che l’altro è l’altra parte di voi stessi. Ma nel versetto precedente c’è un’altra motivazione: amate chi è straniero perché Dio per primo lo ama. Sorge quindi il sospetto che Dio abbia scelto il popolo d’Israele proprio perché era un popolo di stranieri (i patriarchi erano nomadi, gli israeliti in Egitto erano stranieri schiavizzati).

Ma perché Dio ama le straniere e gli stranieri in modo così appassionato? Forse perché sono in una posizione precaria che li rende più deboli – e il nostro Dio si schiera sempre dalla parte dei più deboli. O forse perché la condizione di stranieri li rende particolarmente interessanti: chi viene da un altro paese porta con sé un punto di vista, una cultura, degli stimoli diversi e arricchenti. Ma forse c’è anche un motivo più personale: nello straniero Dio si riconosce, riconosce il proprio essere diverso, altro rispetto alle sue creature, e questo rispecchiamento lo coinvolge, tocca in lui qualcosa di profondo.

Di sicuro c’è il fatto che il nostro Dio ama chi è straniero e ci invita a fare altrettanto. Non si tratta soltanto di una cosa bella e giusta, è parte integrante della nostra fede: amare Dio e amare lo straniero sono due parti inseparabili della vita da credente.

Amen.

Daniele Bouchard