Febbraio 2025
Ecco, io creo nuovi cieli e una nuova terra; non ci si ricorderà più delle cose di prima; esse non torneranno più in memoria. (Isaia 65,17 [vedi tutti i vv. 17-25])
Care sorelle e cari fratelli,
il Terzo Isaia (capp. 56-66) esprime con decisione sia il duro giudizio di Dio sulle ingiustizie commesse dal suo popolo sia la gioia per l’intenzione divina di aprire un futuro nella storia e dopo la storia. Dal v. 18 al v. 24, infatti, si prospetta un rinnovamento totale per Gerusalemme e nel v. 17, ripreso dal v. 25, Dio annuncia di voler creare nuovi cieli e una nuova terra.
Secondo la prima prospettiva Dio si impegna per un cambiamento della storia, a partire dal popolo che si è scelto. Gerusalemme per il popolo ebraico è il segno vivente dell’alleanza con Dio, lì il Signore ha voluto abitare e lo splendore della città sta a significare che i rapporti con il Creatore sono i migliori, al contrario la rovina di Sion coincide con la crisi della relazione popolo-Dio.
Il profeta, dopo il ritorno dall’esilio a Babilonia, esprime la speranza nell’opera divina che ri-crea l’equilibrio tra il popolo e il Dio che lo ha eletto. Gerusalemme potrà sperimentare il gaudio e il suo Signore esulterà per la fedeltà ritrovata. Gli israeliti potranno inaugurare una storia e una convivenza civile in cui sia bandito il pianto e l’angoscia perché la vita potrà svilupparsi senza interruzioni premature, la mortalità infantile finirà di falcidiare le nascite e si potrà sperimentare la benedizione della vecchiaia. In questa vita, su questa terra tutto questo sarà possibile! E regnerà la giustizia: non si darà che si costruisca una casa e vi abitino i conquistatori e che si lavori e altri godano del frutto del lavoro. Insomma Dio dà vita a un ordinamento basato sulla giustizia sociale.
Le madri e i padri non genereranno più figli per vederli morire a causa delle guerre. Alla giustizia allora si assocerà la pace.
Di questo regno di giustizia e di pace si farà annunciatore Gesù di Nazareth e noi, suoi discepoli, lo sappiamo: il Regno di Dio sta venendo e i potenti tremano! In questo Regno la preghiera sarà preceduta dal suo esaudimento e questa affermazione, sicuramente, è la più bella per esprimere la vicinanza e la fedeltà di Dio.
Il versetto 25 si ricollega all’iniziale versetto 17 secondo una prospettiva apocalittica: qui non ci si riferisce solo alla creazione di una nuova prospettiva storica, ma si annuncia l’intenzione divina di riprendere l’opera originaria della creazione, per un nuovo cielo e una nuova terra. In questa nuova realtà il lupo e l'agnello pascoleranno insieme, l’aggressività sarà abolita per tutti e vivremo uniti a Dio nella sua eternità. Il Dio di Israele, padre di Gesù Cristo, è il Signore della storia e dell’intera creazione. Egli ci è vicino per tutti i secoli dei secoli e, in ogni momento, ci indica l’arcobaleno che risplende dopo le continue tempeste. Amen.
Enrico Del Bianco
