Maggio 2025

 

Voi sapete che i principi delle nazioni le signoreggiano e che i grandi le
sottomettono al loro dominio. Ma non è così tra di voi: anzi, chiunque vorrà
essere grande tra di voi, sarà vostro servitore; e chiunque tra di voi vorrà
essere primo, sarà vostro servo; appunto come il Figlio dell'uomo non è
venuto per essere servito ma per servire
e per dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti
(Matteo 20,25-28)

Care sorelle e cari fratelli,

nei versetti precedenti Gesù aveva preannunciato il proprio arresto e la propria condanna a morte, seguita dalla Resurrezione. In questo modo aveva chiarito che genere di messia è lui: non trionfante, bensì sconfitto. Ma i discepoli mostrano di non aver capito, o di non aver accettato l’annuncio del Maestro. Giacomo e Giovanni (nascosti, nel Vangelo di Matteo, dietro alla mamma) sorvolando sulla parte più dura, la morte, hanno capito che Gesù resusciterà e verrà insediato sul trono di Giudice e chiedono di svolgere il ruolo di giudici a latere, suscitando gelosie tra gli altri discepoli.

Gesù liquida la richiesta di Giacomo e Giovanni dicendo che la decisione non è di sua competenza e si preoccupa invece dell’atmosfera conflittuale che si è creata nel gruppo. Riunisce tutti intorno a sé (nota che l’evangelista parla dei “dieci”, ma Gesù non ha mai costituito questo gruppo, bensì quello dei dodici; sono Giacomo e Giovanni con la loro richiesta ad aver spezzato il gruppo in 2+10; Gesù lo riunifica) e chiarisce che se proprio vogliono gareggiare lo possono fare nel servizio reciproco. La motivazione non è meno importante del comandamento: Gesù stesso è venuto per servire.

Il brano mette in luce lo stretto collegamento tra comprensione di Cristo e concezione della comunità cristiana. Un messia glorioso regnerebbe come i re di questo mondo, dominerebbe, giudicherebbe, stabilirebbe gerarchie. Viceversa, il Messia crocifisso capovolge le gerarchie umane e si fa servitore, riscatta coloro che sono in fondo alla scala sociale, è venuto per molti, per tutti, non per pochi privilegiati, crea una comunità inclusiva, chiede ai suoi reciproca sottomissione.

La figura di Gesù, il Salvatore crocifisso, continua a essere sovversiva, in tutte le epoche, in tutte le società. Annunciare Colui che si è fatto servo di tutte e di tutti significa infatti affermare che Dio condanna le strutture sociali stratificate gerarchicamente. Seguire il suo esempio significa mostrare che è possibile stabilire relazioni sociali basate sull’equità e sull’inclusione. Basare la vita di una comunità sulla reciproca sottomissione significa dare un esempio concreto delle relazioni umane e sociali che Dio desidera per tutti e tutte noi.

Noi non siamo migliori dei discepoli di allora, anche noi capiamo male, resistiamo di fronte alle sue richieste più impegnative, cadiamo sempre di nuovo nella tentazione di annunciare un messia trionfante, e parallelamente ci ritroviamo invischiati in relazioni basate sul dominio. Ma la parola del Signore – sempre di nuovo vivente e parlante – chiama anche noi a rimettere in discussione il nostro modo di vivere, a reimparare sempre di nuovo a farci servi gli uni delle altre e dei minimi di questo mondo, annunciando così la parola sovversiva e vivificante di Colui che è venuto in mezzo a noi per servire e insegnarci il servizio reciproco come modello di vita – personale e sociale.

Accogliamo dunque l’invito del Signore, osiamo vivere nel servizio e fare di questo annuncio lo scopo della nostra vita! Amen.

Daniele Bouchard