17 gennaio 2013: Giornata dell’Amicizia ebraico cristiana a Livorno:
Posa di quattro “pietre d’inciampo” nel centro storico in memoria di quattro vittime della Shoah
Breve intervento del pastore valdese Klaus Langeneck
Prendo la parola in doppia veste: da un lato come pastore della Chiesa valdese, dall’altro lato come cristiano tedesco. I valdesi sono legati alle comunità ebraiche dal fatto che entrambi fino al 1848 erano confinati nei ghetti, gli ebrei nei ghetti delle città, i valdesi nel ghetto delle loro vallate alpine, e che ottennero insieme i pieni diritti civili nel contesto dello Statuto Albertino. Questa comune storia ha prodotto segni di solidarietà di molti valdesi nei confronti degli ebrei durante le persecuzioni nazi fasciste. Ma sono piccole storie di salvezza nel mare di ca. 6 milioni di ebrei uccisi nei campi di sterminio. Come tedesco non posso tralasciare il fatto che l’orrore della Shoah è stato creato dalla mia nazione, che la mia cultura tedesca, di cui sotto molti aspetti vado fiero, ha prodotto anche questo capitolo terribile della storia europea. Come dice anche Gunter Demnig, l’ideatore delle “pietre d’inciampo”, non ho nessuna colpa, perché sono nato dopo, ma ho la responsabilità affinché il mio paese non si renda mai più colpevole di un crimine simile, che nella storia dell’umanità tragedie di queste dimensioni non si ripetano mai più, almeno non, come è avvenuto con la Shoah, sotto il silenzio complice della storia, senza un forte grido di protesta e di denuncia, a cui io darò la mia voce.
Vorrei concentrare il mio breve intervento su una poesia di Martin Niemöller che sicuramente molti di voi conoscono. Ma per capire meglio questo breve testo, qualche cenno biografico su Martin Niemöller.
Martin Niemöller, nato il 14 gennaio 1892 e morto il 6 marzo del 1984, è stato un pastore protestante, una voce importante per noi tutti e in particolare per le chiese protestanti tedesche nei tentativi di elaborare il disastro e la colpa che il Regime nazista ha lasciato come pesante ipoteca sulla Germania del dopoguerra.
Durante la Prima Guerra Mondale, Martin Niemöller fu comandante di un sottomarino dell’esercito tedesco. Negli anni della Repubblica di Weimar, Niemöller, come molti ex-ufficiali della I Guerra Mondiale, simpatizzava apertamente con le idee politiche dell’emergente Adolf Hitler, che cavalcava i rancori dei conservatori a causa della sconfitta nella guerra e dell’”umiliazione” della nazione tedesca nella Pace di Versailles.
Ma nel 1934 troviamo Martin Niemöller nelle file dei pastori e dei credenti che si erano organizzati come Chiesa confessante, nel nome di Gesù Cristo in aperta resistenza al regime di Adolf Hitler. Per le sue critiche del regime venne incarcerato nei campi di concentramento nel 1937 e rimase prigioniero fino alla fine della Guerra.
Di lui è tramandato il seguente testo:
Prima vennero per i comunisti
e io non alzai la voce,
perché non ero un comunista.
Poi vennero per i socialdemocratici
e io non alzai la voce,
perché non ero un socialdemocratico.
Poi vennero per i sindacalisti
e io non alzai la voce,
perché non ero un sindacalista.
Poi vennero per gli ebrei
e io non alzai la voce,
perché non ero un ebreo.
Poi vennero per me
e allora non era rimasto nessuno
ad alzare la voce per me.
Qualcuno, pochi, troppo pochi hanno alzato la voce.
Qualcuno, pochi, troppo pochi hanno avuto il coraggio di disubbidire.
Qualcuno, pochi, comunque sempre troppo pochi hanno fatto qualcosa.
Ricordiamo con dolore tutti coloro che sono stati deportati e uccisi,
ricordiamo con riconoscenza quei pochi
che hanno alzato la voce,
che hanno fatto qualcosa,
che hanno rischiato la propria vita per salvare la vita di qualcun altro.
La loro testimonianza sia per noi il coraggio di alzare la voce in difesa degli altri,
anche se non siamo comunisti, ebrei, omosessuali, rom,
extracomunitari o clandestini.
Klaus Langeneck
